Una vita tra alte vette e pesanti carichi
Belmore Browne ha vissuto la sua esistenza tra l'aria rarefatta delle montagne e il silenzioso lavoro del naturalista. Nato a Tomkinsville, Staten Island, New York, si è mosso nel mondo con l'anima di un cacciatore, di un esploratore e di uno scrittore. I suoi primi anni sul campo furono segnati dal peso dell'attrezzatura e dalle dure sfide imposte dal terreno. Nel 1902, si unì alla spedizione di Andrew J. Stone nella regione di Cassiar, in British Columbia, lavorando non solo come artista, ma anche come cacciatore e preparatore di esemplari. Questo incarico per l'American Museum of Natural History lo portò a raccogliere animali e prepararli per lo studio scientifico, arrivando persino a portare un piccolo orso di nome Ivan ai Bronx Zoological Gardens.
Le montagne divennero col tempo il suo fulcro vitale. Fu parte del gruppo che nel 1907 realizzò la prima ascesa del Monte Olympus nello Stato di Washington. Il suo legame con il Mount McKinley fu caratterizzato sia da una lotta fisica costante sia da uno sguardo acuto e implacabile verso la verità. Durante la sua seconda spedizione alla vetta nel 1910, svelò l'inesattezza della precedente pretesa del Dr. Frederick A. Cook di aver raggiunto la cima, trovando prove che la fotografia scattata da Cook ritraesse in realtà una vetta molto più bassa. Il suo ultimo tentativo sulla montagna, nel 1912, si concluse a soli 38 metri dalla vetta, quando una tempesta con venti a 88 chilometri orari e temperature di –15° costrinse al ritiro.
L'opera di un naturalista
La sua arte era spesso indissolubile dalle sue osservazioni scientifiche. Non si limitava a dipingere paesaggi; registrava i dettagli della natura selvaggia con la precisionత di chi vi aveva abitato. Il suo olio su tela, Mt. McKinley, the South Face (1913), racchiude tutto il peso di un decennio di dedizione verso quella specifica cima. Questa attenzione meticolosa al dettaglio si estese al suo lavoro per i musei, dove dipinse le scene di sfondo per sette diorami naturalistici presso l'American Museum of Natural History di New York. Proseguì questo minuzioso lavoro sui diorami presso il Peabody Museum di Yale fino alla sua morte a Ross, in California.
I soggetti dei suoi dipinti e delle sue sculture erano spesso proprio le creature e i paesaggi che incontrava durante le sue esplorazioni. La sua maestria affondava le radici nella conoscenza pratica acquisita trasportando un sacco a pelo da 7 chili e navigando attraverso la neve alta senza l'ausilio di ramponi moderni. Negli anni della maturità, si stabilì a Banff, in Alberta, dove la scenografia naturale offrì un soggetto costante per le sue opere dedicate alla fauna selvatica e alle montagne.
L'eredità nelle collezioni
Le tracce fisiche delle sue spedizioni e i suoi registri visivi sono custoditi in varie istituzioni in tutto il Nord America. La sua opera è rintracciabile in diversi luoghi, tra cui:
- American Museum of Natural History, New York City, NY
- Anchorage Museum at Rasmusson Center, Anchorage, AK
- Glenbow Museum, Calgary, Alberta, Canada
- Mead Art Museum, Amherst College, Amherst, MA
- National Museum of American Art-Smithsonian, Washington, DC
- National Museum of Wildlife Art, Jackson Hole, WY
- Oakland Museum of California, Oakland, CA
- Seattle Art Museum, Seattle, WA
- Shelburne Museum, Shelburne, VT
Domande e risposte
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