La precisione dello sguardo del restauratore
Hubert Čepiššák opera con lo sguardo disciplinato di un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita a preservare il passato. Nato a Martin nel 1946, la sua pratica artistica affonda le radici in un rigore tecnico che pochi pittori puramente creativi possiedono. Egli non è semplicemente un pittore, un ceramista o un incisore; è un custode del museo e un restauratore. Questa doppia identità plasma l'intera sua produzione: il suo lavoro non si affida a gesti astratti, ma si fonda su una base realistica e concreta. Dopo aver studiato presso il Dipartimento di Belle Arti dell'Università di Prešov, ha perfezionato un metodo che privilegia l'integrità strutturale del soggetto rispetto alla mera decorazione.
La sua traiettoria professionale è stata plasmata dalla realtà fisica della conservazione storica. Prima di affermarsi come pittore, è stato profondamente coinvolto nella storia materiale della Slovacchia. Il suo lavoro presso il museo di Stará Ľubovňa e il suo contributo al restauro del Castello di Ľubovňa gli hanno conferito una comprensione tattile di come la luce e la forma interagiscano con le superfici invecchiate. Questo periodo della sua vita non è stato una deviazione, bensì il fondamento stesso del suo linguaggio visivo.
Ampiezza tecnica e influenza globale
La carriera di Čepiššák è definita da un continuo movimento tra le meticolose esigenze del restauro e le necessità espressive della pittura di genere. Il suo focus rimane prevalentemente rivolto al paesaggio, eppure il suo approccio è lontano dai cliché romantici del genere. Al contrario, egli tratta il paesaggio come un problema formale da risolvere attraverso l'olio, la tempera o persino supporti non convenzionali come il sololite. La sua versatilità tecnica è testimoniata dai suoi molteplici ruoli professionali:
- Pittore e incisore
- Ceramista
- Addetto museale e restauratore
- Esperto nel salvataggio di monumenti sacri
I suoi viaggi hanno ampliato la sua prospettiva oltre i confini dell'Europa. Un viaggio di studio in Argentina nel 1989 e i successivi soggiorni di lunga durata in Messico tra il 1991 e il 1995 hanno spostato il suo interesse verso la conservazione dell'architettura sacra. Lavorare al salvataggio dei monumenti nella missione gesuitica di Creele ha richiesto un livello di precisione che è poi confluito nella sua arte personale. Egli non si limita a dipingere una scena; la ricostruisce con l'autorità di chi sa come le cose vengono costruite e come decadono.
La realtà del paesaggio
Le opere conservate presso la Vychodoslovenské Galéria a Košice dimostrano un impegno costante verso il paesaggio inteso come entità strutturata. Le sue composizioni, come quelle degli anni '80, evitano la superficialità. Che si tratti di un "Motivo Italiano" o delle specificità di "Košice", la sua opera mantiene un legame con la belle arti realistiche. Egli evita la trappola dell'astrazione, scegliendo invece di confrontarsi con il peso e la presenza del mondo fisico. I suoi dipinti non riguardano il sentire; riguardano il vedere.