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Guida alle opere degli studenti

Cinquecento arhat

Nome Classe Data

Ito Jakuchū, Cinquecento arhat (1789), National Gallery of Victoria. Di pubblico dominio.

Dettagli dell'opera

Artista
Ito Jakuchū artsdot.com/it/artists/ito-jakuchu_it/
Date dell'artista
1716 – 1800
Pittura
1789
Tecnica e materiali
Inchiostro a pennello
Dimensioni originali
50 x 71 cm
Movimento
Realismo Contemporaneo Living artists painting the real world with traditional skill, often from photographs as well as from life.
Epoca
Età Moderna
Sede della mostra
National Gallery of Victoria artsdot.com/it/museums/national-gallery-of-victoria-melbourne_it/
Anno
1789
Dimensioni
50 x 71 cm
Influenze
Realismo cinese
Soggetto o tema
Giardino di sculture buddhiste

Nel contesto

Cinquecento arhat — Ito Jakuchū

Quali sono le dimensioni?

Le dimensioni originali sono 50 × 71 cm (altezza × larghezza), qui rappresentate accanto a un adulto di statura media.

Data di realizzazione

  1. 1710
  2. 1720
  3. 1730
  4. 1740
  5. 1750
  6. 1760
  7. 1770
  8. 1780
  9. 1790
  10. 1800

Shaded: la vita di Ito Jakuchū (1716–1800) ▲ quest'opera, 1789

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Palette colori

Rilevato dall'immagine

    Colore principale

    Grigio #8b7c5f

    Tavolozza salvata

    • #8B7C5F
    • #D1B382
    • #6C614A
    • #AE976F
    Palette
    Toni della terra La gamma cromatica dominante nell'immagine.
    Colore principale
    Grigio
    Intensità
    Equilibrato La saturazione e la varietà dei colori, da una singola tonalità tenue a molteplici sfumature vivaci.
    Contrasto
    Sereno Quanto i colori differiscano in luminosità e saturazione nell'intera opera.
    Armonia
    Tavolozza armoniosa e unitaria L'armonia cromatica, dall'accostamento contrastante all'unione completa.
    Luminosità
    Luminoso Il grado di luminosità o di oscurità complessiva dell'immagine, dalle ombre profonde ai punti di massima luce.
    Saturazione
    Saturazione morbida e bilanciata Quanto siano puri e intensi i colori, dal quasi grigio al pienamente vivido.

    Informazioni sull'opera

    Cinquecento arhat — Ito Jakuchū

    Note su quest'opera

    Redatto per questa guida sulla base di fonti pubblicate. Il record del catalogo stesso è disponibile nella prima parte di questa guida.

    Artista
    Itō Jakuchū
    Elementi o tecniche degni di nota
    Influenze del Buddismo Zen
    Luogo
    National Gallery of Victoria, Melbourne
    Movimento
    Pittura giapponese
    Stile artistico
    Realistico

    I Cinquecento Arhat di Itō Jakuchū: Una Visione di Serenità Zen

    Il dipinto “Five Hundred Arhats” di Itō Jakuchū, realizzato nel 1789, si erge come un traguardo monumentale dell'arte giapponese del periodo Edo, testimoniando il profondo legame dell'artista con la filosofia buddista e la sua magistrale padronanza della tecnica dell'inchiostro. Conservato presso il Museo Nazionale di Kyoto insieme a un'opera simile custodita nel tempio Sekiho-ji, questo rotolo non ritrae semplicemente un paesaggio, ma offre un'esperienza immersiva concepita per evocare contemplazione e illuminazione spirituale. La visione di Jakuchū trascende la mera rappresentazione; egli si sforza di catturare l'essenza stessa del Buddismo Zen attraverso una narrazione visiva meticolosamente elaborata.

    La trascendenza di un mercante: la voce artistica unica di Jakuchū

    Nato in una prospera famiglia di mercanti di Kyoto, Ito Jakuchū sfidò le convenzioni dando priorità alle aspirazioni artistiche rispetto agli obblighi familiari, una decisione che plasmò profondamente la sua visione del mondo e, successivamente, la sua arte. A differenza di molti dei suoi contemporanei, che aderivano a linee stilistiche consolidate, Jakuchello intraprese un viaggio indipendente, sperimentando tecniche e prospettive che sfidavano le norme artistiche prevalenti. Il successo commerciale di suo padre gli fornì la libertà finanziaria necessaria per dedicarsi interamente alla sua arte, favorendo una sensibilità distintiva radicata sia nell'osservazione del mondo naturale che nella contemplazione degli ideali buddisti. Questa fusione di praticità e anelito spirituale è palpabile in tutta la sua opera, come esemplificato magistralmente dai “Five Hundred Arhats”.

    Il paesaggio come meditazione: l'influenza di Sekiho-ji

    L'ambientazione del dipinto — il giardino del tempio Sekiho-ji — è molto più di un semplice sfondo; essa funge da componente integrante dell'intenzione artistica di Jakuchū. Costruito alla fine del XVIII secolo, il Sekiho-ji fu concepito come uno spazio per la meditazione e la riflessione spirituale, un eco deliberato dei principi del Buddismo Zen. L'artista ha ricreato meticolosamente questo paesaggio sulla seta utilizzando la tecnica dell'inchiostro, privilegiando la prospettiva atmosferica e sottili variazioni tonali per trasmettere un senso di tranquillità e atemporalità. Avvicinandosi al giardino raffigurato nei “Five Hundred Arhats”, lo spettatore incontra figure che rappresentano divinità e guardiani — scimmie, elefanti e i guardiani Niō — ognuno intriso di un significato simbolico che riflette la cosmologia buddista.

    Tecnica e simbolismo: la maestria dell'inchiostro

    La maestria di Jakuchū nella tecnica dell'inchiostro — lo sumi-e — è evidente in ogni singola pennellata. Egli impiegò un approccio stratificato, applicando velature sottili di inchiostro per costruire gradazioni tonali che catturano la qualità nebbiosa del Lago dell'Ovest a Hangzhou, un luogo venerato per la sua bellezza serena e la sua risonanza spirituale. Anche la disposizione degli arhat stessi è attentamente ponderata; essi sono posizionati lungo sentieri e ponti, invitando alla contemplazione e guidando lo sguardo dello spettatore attraverso il paesaggio. Ogni figura incarna l'illuminazione — rappresentando una profonda comprensione dell'esistenza raggiunta attraverso la meditazione — e simboleggia l'aspirazione alla liberazione dalla sofferenza.

    Un'eredità di immaginazione: oltre la rappresentazione

    “Five Hundred Arhats” si distingue da altre raffigurazioni di giardini Zen per aver privilegiato l'interpretazione immaginativa rispetto all'accuratezza letterale. L'obiettivo di Jakuchū non era riprodurre fedelmente il giardino, quanto piuttosto distillare la sua essenza in una metafora visiva — un regno dove bellezza e contemplazione convergono. L'iscrizione “ASOBI” — che significa ‘gioco’ o ‘esperienza piacevole’ — posta sopra il portale sottolinea questo spirito ludico, suggerendo che lo spettatore sia invitato a immergersi in un mondo di idealizzata serenità. Il contributo di Ito Jakuchū all'arte giapponese rimane impareggiabile: egli ha trasformato la tecnica dell'inchiostro in uno strumento per trasmettere profondità spirituale e contemplazione filosofica, un'eredità che continua a ispirare artisti e collezionisti di ogni epoca.

    Artista e museo

    Artista

    Ito Jakuchū

    Nato a Kyoto, Giappone

    Primi Anni e Background

    Nome: Ito Jakuchu (伊藤 若冲)

    Altri Nomi: Nessuno

    Origine: AllPaintingsStore, originario di Kyoto, Giappone

    Nato: 2 marzo 1716, a Kyoto, Giappone

    Morto: 27 ottobre 1800 (all'età di 84 anni)

    Background Familiare: Ito Jakuchu era il figlio maggiore di Ito Genzaemon, un grossista di alimentari nel quartiere del mercato Nishiki a Kyoto. Ciò suggerisce una relativa agiatezza all'interno di un contesto commerciale.

    Pronta Inclinazione Artistica: Dimostrò talento per la pittura fin da bambino.

    Stile Artistico e Opere Principali

    Stile Distintivo: Ito Jakuchu è rinomato per il suo unico mix di soggetti tradizionali giapponesi con prospettive sperimentali ed elementi stilistici moderni. Il suo stile realistico ha guadagnato una notevole popolarità insieme a Maruyama Okyo.

    Temi Ricorrenti: Molte delle sue pitture presentano soggetti tradizionalmente giapponesi, in particolare polli e altri uccelli. Esplorò anche temi legati al Buddhismo Zen.

    Opere Notevoli:

    Cinque Cento Arhat: Un'opera significativa che mostra la sua abilità artistica.

    Hanshan e Shide (Giapponese: Kanzan e Jittoku): Dimostra la sua capacità di catturare la cultura giapponese.

    Granchi e Peonie: Un altro esempio del suo stile caratteristico.

    Fascio di Fagioli: Un capolavoro sumi-e che raffigura la natura e la filosofia Zen, evidenziando dettagli intricati e bellezza serena.

    Due Gru: Ulteriore esempio della sua abilità artistica.

    Pino Vecchio: Un capolavoro che mostra il suo caratteristico stile di pennellata (101 x 40 cm, seta).

    Doshoku Sai-e: È particolarmente famoso per le sue meticolose rappresentazioni policrome di uccelli e fiori.

    Influenze e Sviluppo Artistico

    Ideali Buddhisti Zen: L'opera di Jakuchu è stata profondamente influenzata dai principi del Buddhismo Zen, riflettendo un approccio contemplativo all'arte.

    Società Commerciale di Kyoto: La sua consapevolezza del suo ruolo nella società sempre più commerciale di Kyoto ha anche plasmato la sua prospettiva artistica.

    Possibile Mentorship: Si dice che abbia studiato sotto Ōoka Shunboku, un artista della scuola Kano con sede a Osaka noto per le pitture di uccelli e fiori.

    "Lineage of Eccentrics": Il libro di Nobuo Tsuji Kisō no Keifu (Lineage of Eccentrics) ha avuto un impatto significativo sulla comprensione del posto di Jakuchu nella storia dell'arte, evidenziandolo come una figura chiave all'interno di questo movimento che ha rotto con la tradizione.

    Significato Storico e Legacy

    Ha Rivoluzionato la Storia dell'Arte Giapponese: Kisō no Keifu di Tsuji ha reso popolare la pittura del periodo Edo, stabilendo Ito Jakuchu come la sua figura più importante.

    Influenza sull'Ukiyo-e: La sua associazione con il movimento artistico Ukiyo-e ha ulteriormente consolidato la sua influenza sull'arte giapponese.

    Visione Artistica Unica: La volontà di Jakuchu di sperimentare e sfidare le convenzioni lo ha reso un pioniere nella pittura giapponese, lasciando un duraturo lascito per i futuri artisti.

    Biografia di Daiten Kenjo: Una biografia scritta dal monaco Zen Daiten Kenjo nel 1766 fornisce preziose informazioni sulla filosofia artistica di Jakuchu, notando la sua avversione alla pittura di figure umane e evidenziando il suo focus su uccelli e fiori.

    Museo

    National Gallery of Victoria

    In mostra presso Melbourne, Australia

    La Galleria Nazionale di Victoria: Un Viaggio Attraverso il Tempo e le Culture

    Immersi nel cuore pulsante di Melbourne, in Australia, sorge la National Gallery of Victoria – un’istituzione che trascende la semplice funzione di museo per diventare un vero e proprio scrigno della memoria collettiva. Fondata nel 1861, durante l'entusiasmo del boom delle miniere d'oro, la NGV ha radici profonde nella volontà di creare un legame tangibile con il patrimonio artistico europeo, offrendo a una colonia in crescita un’ancora di riferimento e un’aspirazione alla cultura. Oggi, questa galleria si erge come un monumento all'evoluzione dell'identità australiana, un caleidoscopio di voci artistiche che abbraccia secoli e continenti, testimoniando la straordinaria capacità dell'arte di plasmare il destino di una nazione.

    La storia della NGV è intrinsecamente legata alla sua architettura. L’edificio internazionale, progettato dal geniale architetto Roy Grounds e successivamente arricchito dalla mano elegante di Mario Bellini, rappresenta un'esperienza sensoriale completa. Le sue ampie sale, illuminate da una luce naturale che inebria i colori e modella le forme, invitano a perdersi in un dialogo continuo con il passato. Accanto a questo capolavoro, il Ian Potter Centre: NGV Australia, con la sua struttura geometrica e l'uso sapiente del vetro, offre un contrasto dinamico, riflettendo l’impegno della galleria nel valorizzare sia il patrimonio internazionale che quello australiano. Questa dualità architettonica non è casuale; essa simboleggia la volontà di bilanciare l'ammirazione per le tradizioni europee con la celebrazione dell'originalità e dell'identità nazionale.

    Un Tesoro di Raccolte: Dalle Statue ai Colori del Mondo

    La collezione della NGV è un vero e proprio viaggio attraverso il tempo e lo spazio. Dai primi acquisti di gessi, surrogati delle opere custodite nelle grandi città europee, si passa all'acquisizione di dipinti di maestri britannici, italiani e internazionali, per poi abbracciare le sfumature dell’arte orientale, africana e oceanica. La galleria vanta una straordinaria concentrazione di capolavori che spaziano dal Rinascimento italiano alla contemporaneità, offrendo uno sguardo privilegiato sull'evoluzione del gusto e delle tecniche artistiche nel corso dei secoli. Tra i suoi tesori più preziosi si annoverano opere di Rembrandt, Rubens, Monet, Van Gogh, Picasso e molti altri, testimonianze della genialità umana e della sua capacità di esprimere emozioni e idee attraverso la bellezza.

    Un’attenzione particolare è riservata all'arte australiana. La NGV ha saputo costruire una collezione che celebra l’originalità e la diversità del talento locale, raccogliendo opere che documentano la transizione dall'insediamento coloniale alla nazione indipendente. Dalle introspezioni malinconiche di Hugh Ramsay, che catturano l'anima dell'Australia in divenire, alle luminose tavolozze di Rupert Charles Bunny, esaltate a Parigi, fino all’innovativa fotografia di Kusakabe Kimbei, la NGV omaggia le voci artistiche che hanno contribuito a definire l'identità australiana. La collezione include anche opere di artisti aborigeni, offrendo uno sguardo profondo sulle tradizioni e la cultura indigena.

    Mostre Ispiratrici e Dialoghi Attuali

    La NGV non si limita a esporre le sue collezioni; essa è un luogo vivo, in continua evoluzione. Le mostre temporanee sono un’occasione unica per approfondire temi specifici, esplorare nuove prospettive e confrontarsi con le sfide del presente. Negli ultimi anni, la galleria ha ospitato esposizioni che hanno affrontato questioni cruciali come l'arte indigena contemporanea, i ritratti di maestri australiani e le implicazioni sociali dell’arte. Attraverso queste iniziative, la NGV si conferma come un centro culturale dinamico e stimolante, capace di promuovere il dialogo e la riflessione critica.

    Un'Esperienza Olistica: Ben oltre le Mura

    La National Gallery of Victoria è molto più di una semplice galleria d’arte; è un luogo di incontro, di ispirazione e di scoperta. La sua missione va oltre la mera conservazione e esposizione delle opere, abbracciando un approccio olistico che coinvolge l'intera comunità. Attraverso programmi educativi, conferenze pubbliche e residenze artistiche, la NGV promuove l’accesso all’arte per tutti, indipendentemente dal background o dall’esperienza. Riconoscendo il ruolo dell’arte come elemento fondamentale della vita culturale, la galleria si impegna a creare un ambiente accogliente e stimolante, dove le persone possano connettersi con il passato, comprendere il presente e immaginare il futuro.

    Risorse Utili:

    Sito web ufficiale:

    https://www.ngv.vic.gov.au/

    Wikipedia:

    https://en.wikipedia.org/wiki/National_Gallery_of_Victoria

    Dove approfondire

    Scoprilo online

    Codice QR che rimanda alla pagina di download per Cinquecento arhat

    artsdot.com/it/art/download/ito-jakuchu-cinquecento-arhat-d436p6-it/

    Citazione dell'opera

    MLA
    Jakuchū, Ito. Cinquecento arhat. 1789, National Gallery of Victoria. https://artsdot.com/it/art/ito-jakuchu-cinquecento-arhat-d436p6-it/
    APA
    Jakuchū, Ito (1789). Cinquecento arhat [Painting]. National Gallery of Victoria. https://artsdot.com/it/art/ito-jakuchu-cinquecento-arhat-d436p6-it/
    Chicago
    Ito Jakuchū. Cinquecento arhat. 1789. National Gallery of Victoria. https://artsdot.com/it/art/ito-jakuchu-cinquecento-arhat-d436p6-it/
    Harvard
    Jakuchū, Ito (1789) Cinquecento arhat. National Gallery of Victoria. Available at: https://artsdot.com/it/art/ito-jakuchu-cinquecento-arhat-d436p6-it/

    Guarda da vicino

    Cinquecento arhat — Ito Jakuchū

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    1. Cosa ti colpisce per primo, e perché?
    2. Quali colori o forme creano l'atmosfera — e di che atmosfera si tratta?
    3. Il nostro catalogo classifica quest'opera sotto: arte buddista, giardino zen, pittura di paesaggio. Sei d'accordo? Cosa aggiungeresti o toglieresti?
    4. Rivedi Two Cranes (1795), precedentemente citato in questa guida. Indica due elementi che condivide con quest'opera e uno che la differenzia.
    5. Realismo Contemporaneo: Living artists painting the real world with traditional skill, often from photographs as well as from life. Dove si può osservare questo elemento in quest'opera?

    La tua risposta

    Scrivi un breve paragrafo su quest'opera. Utilizza i fatti riportati nelle parti precedenti di questa guida e le tue risposte fornite sopra.

    Quiz d'arte

    Cinquecento arhat — Ito Jakuchū

    Quanto conosci quest'opera d'arte?

    Seleziona una risposta per ciascuna delle 5 domande riportate di seguito. Ciascuna presenta esattamente una risposta corretta.

    1. 1. Per cosa è noto principalmente Ito Jakuchū?

      • A Le sue monumentali sculture di figure buddiste.
      • B Il suo uso innovativo di inchiostro e colore nei paesaggi.
      • C I suoi ritratti di famiglie aristocratiche.
    2. 2. Dove si trovava il giardino di sculture di Ito Jakuchū?

      • A Monte Fuji
      • B Hiroshima
      • C Kyoto
    3. 3. Cosa simboleggia l'iscrizione ‘ASOBI’ sul portale?

      • A Sacrificio
      • B Armonia
      • C Giocosità
    4. 4. Il paesaggio raffigurato in 'Five Hundred Arhats' somiglia a quale luogo famoso?

      • A La Città Proibita
      • B Angkor Wat
      • C Lago dell'Ovest
    5. 5. Da quale stile artistico è caratterizzata l'opera di Ito Jakuchū?

      • A Realismo
      • B Cubismo
      • C Surrealismo

    Il mio punteggio: ____ su 5

    Chiave di correzione — per l'insegnante

    Questo darà inizio a una nuova pagina stampata, che può quindi essere semplicemente omessa dalle copie.

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