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Guida alle opere degli studenti

St. Elijah

Nome Classe Data

Carlo Monaldi, St. Elijah (1731), Palazzo di Mafra. Di pubblico dominio.

Dettagli dell'opera

Artista
Carlo Monaldi artsdot.com/it/artists/carlo-monaldi-1691-1760_it/
Date dell'artista
1691 – 1760
Pittura
1731
Sede della mostra
Palazzo di Mafra artsdot.com/it/museums/palazzo-di-mafra-mafra_it/

Nel contesto

St. Elijah — Carlo Monaldi

Data di realizzazione

  1. 1690
  2. 1700
  3. 1710
  4. 1720
  5. 1730
  6. 1740
  7. 1750
  8. 1760

Shaded: la vita di Carlo Monaldi (1691–1760) ▲ quest'opera, 1731

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Palette colori

Rilevato dall'immagine

    Colore principale

    Rosy Brown #a39688

    Tavolozza salvata

    • #A39688
    • #7D6D5E
    • #C9C5BE
    • #47392F
    Palette
    Earthy La gamma cromatica dominante nell'immagine.
    Colore principale
    Rosy Brown
    Intensità
    Monochromatic La saturazione e la varietà dei colori, da una singola tonalità tenue a molteplici sfumature vivaci.
    Contrasto
    Balanced Quanto i colori differiscano in luminosità e saturazione nell'intera opera.
    Armonia
    Unified Palette L'armonia cromatica, dall'accostamento contrastante all'unione completa.
    Luminosità
    Bright Il grado di luminosità o di oscurità complessiva dell'immagine, dalle ombre profonde ai punti di massima luce.
    Saturazione
    Muted Quanto siano puri e intensi i colori, dal quasi grigio al pienamente vivido.

    Artista e museo

    Artista

    Carlo Monaldi

    Nato a Roma, Italia

    Lo Scultore della Grandiosità Barocca Romana

    Carlo Monaldi si staglia come una figura luminosa all'interno del vibrante arazzo della scultura barocca italiana, incarnando il fervore drammatico e la profondità intellettuale della Roma del XVIII secolo. Sebbene le cronache storiche suggeriscano che le sue origini possano risalire approssimativamente al 1683, la sua presenza sulla scena artistica romana fu innegabilmente profonda. La vita di Monaldi era intimamente intrecciata con le prestigiose istituzioni della sua epoca, in particolare con l'Accademia di San Luca, dove dimostrò un precoce splendore ottenendo numerosi e prestigiosi riconoscimenti durante il primo decennio del Settecento. Il suo percorso, da giovane talento promettente a maestro affermato, riflette la rigorosa tradizione accademica di Roma, una città che fu al contempo la sua culla e la sua più grande ispirazione.

    L'evoluzione dello stile di Monaldi rivela un dialogo profondo tra il rigore classico e l'esuberanza teatrale del movimento barocco. Sebbene sia probabile che sia stato plasmato dall'influente scuola romana di Camillo Rusconi, Monaldi possedeva un'abilità unica nel infondere al marmo un senso di respiro vitale. Le sue prime opere, come la statua dell'Umiltà per Santa Maria Maddalena, sussurravano già della grazia rinvenibile in Correggio e della delicata plasticità di Camillo Mariani. Con il maturare della sua carriera, egli padroneggiò l'arte di catturare il movimento e l'intensità emotiva, utilizzando il marmo per creare trame che sembravano mutare sotto il gioco di luci e ombre.

    Maestria della Forma ed Espressione Spirituale

    La perizia tecnica di Monaldi era più evidente nella sua capacità di tradurre complesse narrazioni teologiche in forme tangibili ed emotive. Le sue sculture non furono mai semplici figure statiche; erano veicoli di contemplazione spirituale. In opere come le sue raffigurazioni di Sant'Isaia e San Sebastiano, si osserva una meticolosa attenzione alla precisione anatomica unita a una straordinaria capacità gestuale. Egli comprese che il vero potere della scultura risiede nella tensione tra la durezza della pietra e la percepita morbidezza della carne, un traguardo raggiunto attraverso magistrali tecniche di intaglio che permettevano sottili variazioni tonali.

    Il repertorio dell'artista era caratterizzato da una profonda dedizione ai soggetti religiosi, che gli permise di esplorare le vette della passione umana e dell'estasi divina. La sua capacità di infondere ai santi un palpabile senso di vitalità rese le sue opere estremamente ricercate per le importanti chiese romane e per commissioni ecclesiastiche. Attraverso le sue mani, il freddo marmo dell'era barocca divenne un mezzo per la narrazione, dove ogni piega del panneggio e ogni muscolo teso servivano ad elevare lo spirito dello spettatore verso il divino.

    L'Eredità nella Tradizione Romana

    Oltre ai suoi successi creativi individuali, Carlo Monaldi giocò un ruolo vitale nella continuità della tradizione scultorea romana. Il suo coinvolgimento con l'Accademia di Portogallo e il suo riconosciuto prestigio tra i colleghi assicurarono che la sua influenza si estendesse alle generazioni successive di artisti. Non fu solo un creatore di oggetti, ma un partecipante al grande dialogo culturale del XVIII secolo, colmando il divario tra l'intensità drammatica del tardo Barocco e i raffinamenti emergenti dell'era successiva.

    Oggi, l'eredità di Monaldi è preservata nella presenza silenziosa e potente delle sue opere superstiti, che continuano a imporre rispetto per la loro eccellenza tecnica e risonanza emotiva. Il suo contributo alla scuola romana rimane una testimonianza di un'epoca in cui l'arte era l'espressione suprema di fede, intelletto e resistenza umana. Studiare Monaldi significa incontrare il cuore pulsante del Barocco: un periodo in cui la pietra veniva trasformata in anima.

    Museo

    Palazzo di Mafra

    In mostra presso Mafra, Portogallo

    A Royal Vision Forged in Gold: Exploring the Palace of Mafra

    Rising from the plains north of Lisbon, the Palace of Mafra is not merely a building but a breathtaking embodiment of Portuguese ambition and artistic achievement. Conceived in 1717 by King John V, fueled by the immense wealth flowing from Brazil’s gold and diamond mines, it began as a vow – a Franciscan monastery promised upon the birth of an heir. It swiftly evolved into something far more expansive: a sprawling testament to royal power and Baroque splendor, seamlessly interwoven with Neoclassical influences. The sheer scale is almost incomprehensible; over 1,200 rooms unfold across 40,000 square meters, connected by a labyrinthine network of 156 stairways, all framed by an astonishing façade stretching 220 meters in length. It’s a space that whispers tales of the 45,000 individuals who labored for thirteen years to bring this vision to life—a human endeavor marked by both artistry and sacrifice. The very stones seem imbued with the echoes of their dedication, reflecting a profound ambition to create a microcosm of heaven on earth, a tangible symbol of Portugal’s burgeoning power and prosperity.

    A Symphony of Stone, Art, and Sound

    Stepping inside is akin to entering another world – a realm where opulence and spirituality converge in a truly remarkable way. At the heart of the complex lies the basilica, a magnificent example of Baroque architecture that immediately commands attention. The Italian sculptures adorning its interior seem to breathe life into the stone, depicting biblical scenes with dramatic intensity and an almost palpable sense of movement. But it’s not just visual grandeur; sound permeates every corner. Six historical pipe organs, colossal instruments meticulously crafted by renowned Flemish builders, fill the space with resonant tones – masterpieces in their own right that echo through the vastness of the church. These aren't mere musical devices; they are integral to the palace’s design, intended to create an atmosphere of profound reverence and majesty. Above them, two carillons—collections of 98 bells—offer another layer to the palace’s sonic landscape, capable of producing intricate melodies that once heralded royal occasions and religious ceremonies. The coordinated interplay of music and architecture is a testament to the meticulous planning and artistic vision behind Mafra.

    From Royal Residence to UNESCO Treasure

    For generations, the Palace served as a royal residence, witnessing pivotal moments in Portuguese history. It was within these walls that Prince D. João VI resided, and later, it became the final home of King Manuel II before his exile in 1910. The palace’s story is one of shifting fortunes, having also briefly functioned as military barracks during periods of political upheaval. However, its enduring significance has been consistently recognized. Declared a National Monument in 1910, Mafra continued to captivate and inspire. In 2019, this recognition reached an international level when the Palace—along with its basilica, convent, gardens, and surrounding hunting park (Tapada)—was inscribed as a UNESCO World Heritage Site. This designation acknowledges not only the architectural brilliance of the complex but also its profound cultural and historical importance to Portugal and the world – a testament to the enduring legacy of King John V’s ambitious vision.

    A Sanctuary of Knowledge: The Grand Library

    Perhaps the most captivating space within Mafra is the Grand Library, a haven for literary enthusiasts and scholars alike. Housing approximately 30,000 rare books, it's a sanctuary of knowledge, its walls lined with volumes that represent centuries of human thought and creativity – from illuminated manuscripts to early printed editions. The library itself is an architectural marvel, showcasing meticulously crafted woodwork and providing a serene atmosphere conducive to contemplation. The sheer scale of the collection, combined with the elegant design of the room, creates an experience that transcends mere book storage; it’s a journey through the history of ideas. It's a place where one can truly lose themselves in the pursuit of knowledge, surrounded by the tangible remnants of intellectual heritage.

    Gardens, Hunting Parks, and Enduring Legacy

    The experience of Mafra extends beyond the palace walls. The expansive gardens offer a tranquil escape, showcasing meticulously manicured landscapes and elegant fountains – a testament to the royal family’s appreciation for beauty and leisure. Surrounding the palace is the Tapada Nacional de Mafra, a vast hunting park once reserved exclusively for the royal family. Today, it stands as a protected natural area, offering visitors a chance to connect with the region's diverse flora and fauna. The Palace of Mafra is more than just a historical site; it’s an immersive journey through time, a tangible link to Portugal’s golden age. It embodies the ambition of King John V, the skill of countless artisans, and the enduring power of art and architecture to inspire awe and wonder. It remains a unique monument—a place where history, spirituality, and artistic brilliance converge in an unforgettable experience.

    Highlights:

    Basilica with six historical organs, Grand Library (30,000 books), Convent, Gardens, Tapada National Hunting Park

    Architectural Style:

    Baroque and Neoclassical

    Historical Significance:

    Royal residence, Franciscan monastery, UNESCO World Heritage Site

    Dove approfondire

    Scoprilo online

    Codice QR che rimanda alla pagina di download per St. Elijah

    artsdot.com/it/art/download/carlo-monaldi-1691-1760-st-elijah-D8GDF3-en/

    Citazione dell'opera

    MLA
    Monaldi, Carlo. St. Elijah. 1731, Palazzo di Mafra. https://artsdot.com/it/art/carlo-monaldi-1691-1760-st-elijah-D8GDF3-en/
    APA
    Monaldi, Carlo (1731). St. Elijah [Painting]. Palazzo di Mafra. https://artsdot.com/it/art/carlo-monaldi-1691-1760-st-elijah-D8GDF3-en/
    Chicago
    Carlo Monaldi. St. Elijah. 1731. Palazzo di Mafra. https://artsdot.com/it/art/carlo-monaldi-1691-1760-st-elijah-D8GDF3-en/
    Harvard
    Monaldi, Carlo (1731) St. Elijah. Palazzo di Mafra. Available at: https://artsdot.com/it/art/carlo-monaldi-1691-1760-st-elijah-D8GDF3-en/

    Guarda da vicino

    St. Elijah — Carlo Monaldi

    Guarda da vicino

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    3. Rivedi Statue of Saint Isaiah (detail) (1732), precedentemente citato in questa guida. Indica due elementi che condivide con quest'opera e uno che la differenzia.
    4. Carlo Monaldi aveva circa 40 anni quando quest'opera è stata realizzata. Quali elementi ne rivelano la mano di un artista in quella fase della sua carriera?
    5. Cosa potrebbe aver voluto trasmetterti l'artista?

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